Sul luogo del disastro

Tre morti e cinque bambini gravemente feriti, alcuni dei quali risvegliatisi da poco da un coma profondo. Ustioni su tutto il corpo, segnati per la vita nel corpo e nell’anima. Una giovane donna di 25 anni, incinta al sesto mese, ha perso la vita; e con lei si è persa anche la speranza della nuova vita che portava in grembo.

Questo è il drammatico bilancio di quell’esplosione di Giovedì 27 giugno scorso.

La vita di tre famiglie e, insieme a loro, di tutta la zona del villaggio La Granadilla, è stata nuovamente sconvolta da quello che può considerarsi il “malanno endemico” di quest’area: una tremenda esplosione dovuta al lavoro, in casa e senza protezioni, sui fuochi d’artificio.

Tre erano le famiglie che lavoravano in quella casa, generazioni a confronto su quei tavoli pieni di miccette. È un lavoro che si comincia presto, si impara da piccoli, e al quale si rimane aggrappati e schiavi per tutta la vita. Perché in questa zona rurale, a pochi chilometri dalla Capitale ma lontani anni luce dalle dinamiche della grande città, i poveri non posseggono neanche il pezzo di terra in cui si trova la loro casa fatiscente, si indebitano per avere un posto in cui vivere e qualcosa da mettere in pancia. E, una volta indebitati, non è più permesso loro il sogno di una vita diversa.

Ma si può vivere così? E si può morire così?

Finalmente, a distanza di un mese, i bambini sono tornati a casa. La mamma, nel disperato tentativo di preservare la loro pelle ustionata, li protegge come può. Al più piccolo fa indossare sempre una vera e propria maschera, per essere sicura che il sole non lo bruci e che la polvere e la terra non entrino nelle piaghe e non facciano infezione. Al più grande, 9 anni e risvegliato da poco dopo quindici giorni in coma, hanno consegnato solo una crema protettiva. Carlo, che va sempre in Guatemala con una forte crema solare per bambini, gli ha lasciato un intero flacone di protezione 50!

Durante questa visita, cui hanno partecipato Carlo e Brunemilio, maestro della scuola e nostro referente locale, abbiamo parlato alle famiglie della possibilità di mandare i loro figli nella nostra scuola, dell’aiuto che, grazie alla generosità di tutti voi, possiamo offrire loro: grazie alle donazioni ricorrenti e al Sostegno a Distanza, alle famiglie che hanno difficoltà a rinunciare al lavoro dei bambini paghiamo l’equivalente della paga giornaliera di ogni bambino che mandano a studiare da noi.

Ci hanno promesso che ci penseranno su. Aspettiamo fiduciosi, nella speranza di veder presto questi bambini giocare e imparare insieme ai loro coetanei, nella bella scuola Abuelita Amelia Pavoni!

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