È un buon Natale?

Il cammino da Nazareth a Betlemme, e poi da Betlemme fino in Egitto, sembra non finire mai.
E di fatto mai finisce.
Sono sentieri nel deserto percorsi continuamente da famiglie e individui che sfuggono a guerre, persecuzioni e fame, alla ricerca spasmodica di lavoro, di un po’ di pane e di tanta pace, di pace in abbondanza.

Le masse continue e fluttuanti di popoli che si mettono in cammino, simili a correnti marine che mai si esauriscono e mai si fermano e di cui ci sfuggono i contorni precisi, suscitano la curiosità morbosa di chi è avido di denaro e che si rende conto che tutta quella gente è un potenziale enorme, un vero e proprio business.
Mercanti di uomini, seviziatori e macabri scafisti si passano di mano in mano questa merce umana.
Ma dall’altra parte non c’è miglior umanità: politici europei e molti dei loro concittadini sanno soltanto respingere i più e consentono l’arrivo solo di quell’esiguo numero che al loro paese conviene.

Dunque è sempre in termini di convenienza di una sola parte che si creano e che si risolvono i problemi dei migranti.

Poveri Giuseppe, Maria e futuro Gesù, migrante eterno sulle strade del mondo: non c’è proprio posto per voi in queste fredde case, pur con meravigliosi presepi!

È un buon Natale questo?

A Madrid, pochi giorni fa, le Nazioni più potenti si sono messe di traverso e l’accordo sul clima è saltato.
Ma al clima questo non interessa affatto, lui salterà in modo molto più drammatico su di loro e su di noi.

Guardo la piccola Viola, un Gesù bambino nato sei anni fa (e ciascuno guardi ai suoi piccoli più cari), e penso sconsolato a come sarà il mondo in cui si ritroverà a vivere. Non avrà la compagnia di animali e di piante, di specie straordinarie tanto diverse le une dalle altre da formare un’armonia perfetta, che oggi ci sono ma fra pochi anni saranno estinti. Tutto va a rotoli e non c’è chi se ne preoccupa.
L’artificio della pubblicità funziona ancora a pieno ritmo e i centri commerciali straripano di moltitudini di gente, che “mangiano e bevono, comprano e vendono, prendono compagni e compagne”.

È un cattivo Natale questo che stiamo per vivere?

Eppure c’è ancora speranza. Di quel bambino, che aspettiamo a Natale, è stato detto: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio”. E ancora: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”.

Ecco dunque la speranza oggi: in questa vera e propria“pienezza di tempi” che stiamo vivendo, “bambini sono nati per noi, ci son stati dati figli”. Sono figli che lottano per la vita della Natura, per il nostro e per il loro futuro; giovani che esigono un pensiero politico più rispettoso e più complesso, più gentile e inclusivo; ragazzi che salvano le vite umane nel mar Mediterraneo.

Grazie bambini, grazie ragazzi, grazie giovani! Siete la stella cometa che ci sta guidando verso un bellissimo e più vero Natale!

Carlo Sansonetti
Presidente Sulla Strada

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