finita la missione sanitaria 2020: è stata un grande successo

Cinque settimane di lavoro intenso, visite e interventi. Cinque settimane in cui abbiamo stretto legami indissolubili. Cinque settimane di vita piena!

La Missione Sanitaria è così: un periodo magico in cui volontari vecchi e nuovi si incontrano, si confrontano, lavorano insieme in situazioni sconosciute. Si aiutano a vicenda, si prendono cura insieme di un intero popolo e attraverso questo gesto d’amore conoscono un mondo nuovo, si innamorano della bellezza dell’Altro.

Le prime due settimane, dal 13 al 24 gennaio, la missione medica si è svolta presso il poliambulatorio rurale Yatintò: un gruppo più ristretto di volontari, 25 tra coordinatori, personale di supporto e medici specialisti, ha vissuto insieme nel villaggio La Granadilla che, ormai, è diventato casa nostra. Iniziare la giornata con il vociare dei bambini che arrivano a scuola, pronti a giocare un po’ prima delle lezioni, e incontrare intere famiglie del villaggio venute in gruppo a farsi visitare da “los italianos”, è sempre una grande emozione. Il lavoro è tanto, l’attività ambulatoriale può presentarci casi anche molto difficili, ma la tensione e la stanchezza sono smorzate dall’atmosfera familiare che si respira tutto intorno a noi.

I nostri volontari hanno visitato tutti i bambini della scuola e anche quella è stata un’occasione di incontro, di confronto, di scoperta.

La prima parte della missione sanitaria, presso il poliambulatorio rurale Yatintò, che nella lingua maya locale significa “Mi prendo cura di te”, ha visto i medici volontari impegnati in 1369 visite.

Poi la missione si è trasferita poco fuori San Raymundo, presso l’Ospedale Llano de la Virgen: alcuni volontari sono andati via, altri sono rimasti, tanti ancora ne sono arrivati. Il gruppo si allarga, il lavoro si arricchisce dell’attività chirurgica, si lascia il villaggio per vivere, in comunità, all’interno dell’ospedale.

Anche qui il lavoro parte subito frenetico, le persone venute per essere visitate sono tante, ogni giorno; alcune arrivano addirittura la sera prima e dormono in un giaciglio improvvisato dentro il cortile. 
I volontari ci hanno travolto con il loro entusiasmo contagioso, ci hanno trasmesso un’energia fortissima e hanno instaurato con i pazienti un rapporto di empatia davvero commovente.

Il bilancio delle tre settimane di missione ospedaliera è di 1570 visite e 179 interventi chirurgici.

Ma questa missione sanitaria ci ha fatto anche un altro regalo: siamo stati contattati dalla municipalità di San Juan Sacatepequez, una grande cittadina non lontana da San Raymundo, che ci ha voluti coinvolgere in un progetto di costruzione di un ospedale pubblico, che sia aperto a tutti e che possa offrire assistenza sanitaria di qualità!

I nostri volontari medici, chirurghi e infermieri non solo offriranno assistenza medica ma saranno anche affiancati da giovani medici guatemaltechi o studenti dell’Università di San Carlos di Città del Guatemala, affinché possano trasmettere le loro competenze ai giovani professionisti locali.

Questo progetto, che si inserisce perfettamente nell’ottica dello sviluppo sostenibile, è stato il nostro sogno nel cassetto fin dal principio.
Davvero un bel modo per festeggiare i nostri primi venti anni!

Insomma, è stato fatto davvero un bel lavoro, svolto in un clima di armonia diffusa e un senso forte di appartenenza che si scopre quando si condividono situazioni così intense con persone che erano, fino a qualche giorno prima, perfetti sconosciuti.

“Si torna a casa con un grande bagaglio pieno pieno, quasi scoppia… scoppia di nuove esperienze, tante emozioni e lacrime di gioia, sorrisi e nuovi amici, lavoro fatica e tante risa, la felicità nella consapevolezza di aver portato un po’ di speranza a chi ne ha bisogno. Grazie, grazie a tutti per aver reso possibile tutto questo!” Così scrive Rita, nostra volontaria alla prima esperienza in Guatemala.

Alla prima esperienza “sul campo” era anche Angelica che, tornata in Italia, saluta i compagni di viaggio: “Un grazie a tutti loro per l’entusiasmo, la competenza, lo spirito di gruppo, l’empatia e il calore che hanno dispensato a piene mani. […] Ci può essere un meraviglioso modo di intessere rapporti umani.”

Torniamo a casa pienamente soddisfatti della missione sanitaria, commossi per la dedizione riscontrata nei nostri volontari e con il cuore colmo di gratitudine per le persone meravigliose che sono entrate nella nostra grande famiglia!

Per queste persone straordinarie che ci hanno fatto l’onore di diventare nostri volontari, per quelle persone altrettanto straordinarie che hanno creduto in noi tanto da donare il loro denaro a sostegno della missione sanitaria, per tutti i bambini, le donne e gli uomini guatemaltechi che hanno fatto anche tanti chilometri per essere visitati da “los italianos”, noi di Sulla Strada abbiamo una sola parola: GRAZIE!

Questo ventesimo anno di vita, di progetti e di attività non poteva cominciare meglio!

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